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Il marchio storico della ALFA ROMEO

Una giulietta sprint rosso fiammante del 1954

Alfa Romeo Giulietta

Una Giulietta modello berlina

Una Alfa Giulietta Spider

Una coupé da esposizione

Un'Alfa Giulia della Polizia

 

Giulietta, l'auto borghese negli anni del boom


Intervista a Filippo Piazzi

Quando è nata la Giulietta?

La storia della Giulietta si sovrappone in gran parte alla storia degli Italiani, o almeno di quegli Italiani che erano giovani all'epoca del boom, perché questa vettura Alfa Romeo ha iniziato ad essere prodotta nel 1955, quindi quest'anno compie la bellezza di cinquant'anni! E' stata in produzione fino al 1963, in un paio di versioni e poi è stata sostituita da un altro mito dell'industria automobilistica italiana: la Giulia.

La genesi della Giulietta ha poi una particolarità che vale la pena di raccontare. Siamo nel '54, l'Alfa Romeo è di proprietà dell'IRI (cioè è un'industria statale) e sta faticosamente lavorando alla messa a punto della Giulietta, ma è in ritardo. Sono appena stati emessi dei titoli di stato (tipo BOT o CCT) denominati “Giulietta”, fra i cui sottoscrittori verrà estratto il vincitore di una Giulietta vera. Nell'Italia degli anni '50, ancora provata dalla guerra da poco finita, sono molti quelli che si aspettano di vincere la nuova macchina dell'Alfa Romeo; ma gli stabilimenti milanesi non sono attrezzati per mantenere i tempi di consegna della Giulietta berlina, perciò decidono di produrre prima la versione coupé, che può essere costruita in maniera artigianale e più in fretta. In questo modo l'Alfa Romeo riesce a tenere fede ai tempi del concorso e produce, caso quasi unico, prima la versione coupé (Giulietta “Sprint”), che è speciale, poi nel 1955 la berlina, cioè l'allestimento “standard”.

Appena nata ha già stabilito un primato... complimenti alla Giulietta! Ma cosa ha rappresentato per l'automobilismo italiano?

La Giulietta è stata un capitolo molto importante nella storia dell'automobile italiana. Intanto ha rilanciato l'immagine (e il bilancio!) dell'Alfa Romeo in Italia e all'estero; poi era una macchina per famiglie che però vinceva spesso anche delle competizioni sportive. Per esempio nel '56, appena dopo la sua immissione sul mercato, la Giulietta berlina era presente con circa cinquanta esemplari alla Mille Miglia di quell'anno! In più era una vettura relativamente economica, nonostante allora l'Alfa Romeo fosse un marchio d'elite.

Chi comprava una Giulietta negli anni '50?

La versione berlina era la tipica macchina del “professionista arrivato”(industriale, medico, commerciante di buon livello...) che acquistando una Giulietta voleva mostrare sia il raggiungimento di uno status economico agiato, sia un'immagine dinamica e giovane di sé.

In quante versioni è stata prodotta?

Fra i vari modelli di Giulietta esistevano la berlina, come abbiamo già detto la coupé (disegnata da Bertone), ma anche la “spider” (disegnata da Pininfarina); queste ultime due sono rimaste un classico dell'auto d'epoca. Soprattutto la versione spider è un po' come un “assegno circolare”: se qualcuno vuole vendere la sua, troverà sempre un collezionista pronto a sborsare una somma considerevole pur di averla!

La Giulietta è mai stata usata dalla Polizia?

Altroché! E' stata la tipica auto della Polizia quando ancora gli inseguimenti erano all'ordine del giorno. Adesso la lotta alla criminalità si basa quasi del tutto sulla prevenzione, ma negli anni '50 o '60 era tutto diverso. Basti pensare al contrabbando che fioriva sul confine italo-svizzero: la Polizia doveva avere automobili scattanti che sapessero tenere testa alle macchine dei malviventi (che spesso e volentieri avevano anche loro delle Giulietta!) in inseguimenti che oggi, col traffico che c'è, sarebbero impensabili... Erano proprio altri tempi: allora il colore delle auto della Polizia era verde oliva!

C'è da ricordare poi, che la Polizia, insieme anche alla Società Autostrade, aveva in dotazione delle Giulietta station wagon di cui sono rimasti pochissimi esemplari. Erano preparate da piccoli carrozzieri ed oggi ci sono degli appassionati che le restaurano con estrema precisione rendendole rarissimi pezzi da collezione.

Alessandro Diegoli


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