home page

 

Lupin nella sua folgorante giacca rossa

La bella Margot, alias Fujiko Mine

Una scena tratta da Episodio Zero

Una foto dell'autore di Lupin III, Monkey Punch

Un duello armato tra Jigen e Lupin

 

Lupin III - Episodio Zero


Il fascino discreto del ladro secondo Mazzarella

C’è una puntata di Lupin III rimasta nel cuore di ogni spettatore: è quella conclusiva del secondo ciclo (‘77/’80), intitolata I ladri amano la pace. A posteriori, seguendo i più rigidi precetti autorialisti, si potrebbe dire che già si “sentiva” la mano di Hayao Miyazaki, che con Isao Takahata ha plasmato il Lupin che tutti conoscono e amano dopo una prima impostazione decisamente più adulta e secca (e alla sua terza regia dell’anime dopo il capolavoro Il castello di Cagliostro e l’episodio Albatros).

Ma la verità pura e semplice è che in quel commiato, in quelle caratterizzazioni, in quella storia e nei mille escamotage di sceneggiatura che la punteggiavano, nell’estremizzazione dell’idea di travestimento, nella puntualità di scatto dei meccanismi “erotici” e nella perfetta scrittura dell’interazione incrociata tra comprimari, tutti i tratti distintivi del carattere (più qualche ossessione privata dei suoi realizzatori: il volo, l’antimilitarismo…) precipitavano e si cristallizzavano in una sintesi di bellezza infinita ed ineffabile. E poi c’era la Cinquecento (so che non c’entra, ma sono abbastanza vecchio da averne avuta - in prestito - e guidata una, e queste madeleines contano… oh, se contano)!

Quante volte mi è capitato di sentire, tra le chiacchiere dei frequentatori di fiere, convention, fumetterie, la fatidica domanda: “Ma tu, hai visto quell’episodio?”.
E sentir rispondere ad un eventuale “no” un: “Oh, ma DEVI vederlo. Dopo sarà tutto diverso.” Ed è vero.
Ed è bello come ognuno trovi all’interno di questo singolo, ricchissimo segmento della serie, una sua sequenza del cuore, un’inquadratura cult, una battuta da mandare a memoria, un brivido esilarante, e magari anche una lacrimuccia segreta.

Personalmente, sono le fattezze “contaminate” del robot Lambda, sintesi di memorie degli albori dell’animazione giapponese e archetipi illustrativi della fantascienza americana anni ’50, che resteranno per sempre nella mia memoria.

Perché un preambolo così lungo per rievocare quell’episodio, quando invece occorrerebbe parlare d’altro? Certo, si sarebbe potuto introdurre questa dissertazione prendendo in considerazione le differenze - incredibili, a partire dal tratto - tra il manga di Monkey Punch e la sua (inizialmente osteggiata, dall’autore stesso) trasformazione in disegno animato; o sottolineando come Lupin III, gentiluomo e cascamorto con spiccata propensione al furto (ma non alla violenza, né alla prevaricazione dei deboli) sia a memoria di lettore e spettatore (con Capitan Harlock) forse l’unico personaggio su cui studiosi anche “non specializzati” abbiano potuto condurre analisi serie con i classici mezzi di “riconduzione dell’ignoto al noto” (tipico l'esempio “europeocentrico” della discendenza e dell’inevitabile confronto con la narrativa pre-noir dell’Arsène Lupin di Leblanc - di cui il nostro è nipote di terza generazione, per chi non lo sapesse).

Fermo restando che questi sono temi su cui potremo magari tornare in futuro, diremo che questo lungo preambolo serviva essenzialmente a due scopi. Il primo, “missionario”: se esiste qualche anima lì dietro lo schermo del PC ancora tristemente digiuna di quel memorabile epilogo, nessuno allora ci accusi di non aver fatto il possibile per non spingerla a colmare questa lacuna.

Il secondo, squisitamente emotivo: fatte le debite proporzioni e fermo restando che esistono molti altri film della serie decisamente superiori, è dalla visione di quell’indimenticabile momento nella storia di Lupin, che non viene prodotto qualcosa di così emotivamente necessario come Episode 0: First Contact, seconda uscita della collana Japan Animation, special prodotto per festeggiare il trentennale dell’eroe.

Un film che dà risposte precise a domande che tutti, prima o poi ci siamo posti: come è cominciato il sodalizio tra Lupin e Jigen? E l’ossessione paranoica di Zenigata per il suo acerrimo rivale (ovvero, per il sottoscritto, una questione di yin e yang…)? Che origini ha il rapporto tra Lupin e la splendidissima e popputa Fujiko? Tutto, ma davvero tutto quello che avreste voluto sapere su Lupin ma che non avete mai pensato di chiedere, è qui raggrumato in novanta minuti di rituale (e brillante) bilanciamento tra azione e commedia, condito dalle consuete spruzzatine sexy, e dalle tante strizzate d’occhio ai fan più accaniti. In più, Lupin ha la giacchetta rossa (quella della appunto della seconda serie), che a parere di chi scrive è in assoluto la sua più cool. O è un’altra madeleine?

Filippo Mazzarella



per saperne di più piano della tua opera