Il
4 giugno 2005 la DeAgostini ha lanciato una nuova opera che permetterà
la costruzione passo passo di un modello in scala 1:5 con motore a scoppio della
Yamaha YZR-M1 protagonista del campionato MotoGP 2005. Per imparare a conoscere
meglio questo straordinario modello abbiamo interpellato due veri esperti del
settore: Alberto Salaro, titolare con i fratelli Maurizio e Roberto Faini della
Nuova Faor, l'azienda costruttrice, e Paolo Ognibene, plurititolato campione di
motomodellismo proprio con i piccoli bolidi Nuova Faor.
Ad Alberto Salaro
abbiamo chiesto di illustrarci le caratteristiche principali di questo modello.
Innanzitutto, si tratta di un prodotto veramente nuovo o di una semplice riedizione
con una nuova carena della Honda RC211V, già nota ai nostri lettori?
La
Yamaha è un progetto completamente nuovo. Non si tratta affatto di una
nuova versione 'ricarrozzata' della vecchia Honda. Piuttosto, la Yamaha rappresenta
il vertice dell'evoluzione della famiglia di motomodelli Nuova Faor, la cui capostipite
è la SF501, prodotta a partire dalla fine degli anni Novanta.
Quali
sono i punti di forza della nuova Yamaha rispetto ai modelli precedenti?
I
punti di forza e le innovazioni sono davvero tanti. Tutto il lavoro di progettazione
e sviluppo è stato condotto intorno a due obiettivi: massime prestazioni
sin dal modello edicola e maggiore facilità d'uso, con accorgimenti che
rendessero più facile la messa a punto e la guidabilità. Basti pensare
all'adozione di gomme slick, a una ciclistica completamente ridisegnata e al motore
da 2,5 cc, contro il tradizionale 2,1 cc, con avviamento rotostart. E vorrei ricordare
anche le viterie, costituite quasi tutte da viti a brugola in acciaio, robuste
e affidabili.
Quindi nella nuova Yamaha è rimasto ben poco della
vecchia Honda.
Di fatto, solo la sezione centrale del telaio (spalle principali,
piastre portaservi, serbatoio e 'testa di cavallo') è rimasta la stessa.
Anche in questo caso, però, abbiamo introdotto delle migliorie estetiche,
come l'anodizzazione nera delle spalle principali.
Hai citato l'estetica.
Ma un modello dinamico non deve essere innanzitutto funzionale?
Sì,
certo. Ma non è detto che debba essere anche brutto! Tutti hanno sempre
riconosciuto che i nostri modelli di moto sono anche 'belli', proprio come accade
con le vere moto da competizione che, oltre a essere dei concentrati di tecnologia,
suscitano anche ammirazione ed emozione solo a guardarli. In questo senso, la
collaborazione con DeAgostini ha permesso di introdurre dei concetti innovativi,
come le stupende carene n ABS che permettono di riprodurre nei dettagli le vere
moto da cui prendono ispirazione. E poi nessuno può negare che, solo per
fare un esempio, la presenza di tre freni a disco, oltre che rivelarsi funzionale,
aggiunga anche un valore estetico.
Il nostro sforzo non è solo quello
di costruire una moto 'vincente' lunga pochi centimetri, ma un vero modello, ovvero
una riproduzione credibile dell'oggetto reale. Questo è uno dei capisaldi
del concetto stesso di modellismo. E, infatti, oltre che belle, le nostre piccole
moto hanno vinto praticamente tutto quella che c'era da vincere in campo agonistico.
Molti
si chiedono che cosa accade una volta finita la raccolta in edicola. In altre
parole, cosa succede se c'è bisogno di ricambi oppure di parti opzionali?
Su
questo non c'è alcun tipo di problema: Nuova Faor garantisce la disponibilità
di ricambi e accessori, attraverso la consueta rete distributiva dei negozi di
modellismo.
E Ognibene, fresco campione italiano, che ne pensa della
nuova Yamaha.
Beh, posso dire di essere uno dei pochissimi fortunati ad
averla provata 'dal vero', sia durante le riprese per lo spot televisivo e il
DVD allegato al primo fascicolo, sia in occasione del raduno di Fiorano del 22
maggio scorso. L'impressione è stata più che positiva, addirittura
sorprendente.
Ti riferisci alle prestazioni del modello in pista?
Sì,
ma non solo. Le prestazioni sono migliori rispetto alla Honda, ma non solo in
termini di velocità massima. Soprattutto mi ha colpito il fatto che la
Yamaha sia più 'facile', più stabile ed equilibrata. In questo senso
la frenata assicurata dai tre freni a disco, gli ammortizzatori idraulici e il
doppio forcellone hanno fornito un apporto davvero significativo. La Yamaha non
va solo più forte della Honda, è anche più adatta ai principianti
perché meno nervosa. Anche il nuovo motore, grazie alla coppia più
elevata, consente un'erogazione più dolce e progressiva. Devo dire che
non ho fatto davvero nessuna fatica a prendere subito confidenza con la nuova
Yamaha, e lo stesso mi hanno confermato anche gli altri collaudatori, come il
mio amico Gianni Greco.
Oltre alle prove in pista hai dato il tuo contributo
anche allo sviluppo del modello?
Sì, devo dire che alcuni miei suggerimenti
sono stati tenuti in considerazione. Ad esempio, l'aggiunta di una terza traversa
tra le piastre del telaio della Yamaha ha consentito di ottenere una maggiore
rigidità torsionale e una più facile registrazione dell'accoppiamento
pignone-corona di riduzione. La costante collaborazione tra tecnici dell'azienda
e noi piloti e collaudatori ha sempre permesso di ottenere buoni risultati, con
effetti positivi anche sulla realizzazione dei modelli 'di serie'.
Andrea Molinari