Trent’anni di mostri, teste tagliate, demoni e corpi smembrati. Tranquilli, dietro tutto questo non c’è un serial killer ma un genio degli effetti speciali: Sergio Stivaletti - www.sergiostivaletti.com.
La passione per il make up, per gli effetti speciali e per questo genere di lavoro quando ti è nata?
Da bambino, quasi tutte le domeniche, andavo con mio papà in un piccolo cinema di periferia dove davano film in seconda visione. Molte volte c’erano film western girati da cloni di Sergio
Leone ma ogni tanto c’era anche qualcosa di diverso, pellicole di fantascienza o film di mostri e per me era una gran festa. Attraverso questo appuntamento quasi immancabile, è nata una passione molto forte e con il passare del tempo questa passione si è trasformata in una professione.
Questo mestiere lo hai imparato sul campo?
Io sono un autodidatta, ciò non toglie che nei primi tempi
in cui facevo questo lavoro frequentai colleghi più anziani per apprendere
qualcosa. Ricordo che Lamberto Bava, con il quale all’epoca ancora non avevo
collaborato, mi presentò Angelo Mattei, il responsabile degli effetti speciali
di “Inferno”.
Lavorai con Mattei per un pò di tempo, ma solo per qualche mese perché ben
presto mi accorsi che la mia visione degli effetti speciali era diversa.
Io
mi ispiravo alla letteratura americana, alla manualistica d’oltreoceano, alle
riviste specializzate statunitensi, insomma vedevo che negli USA si sperimentavano
cose molto diverse e io volevo seguire la stessa strada. Tra l’altro
ciò che mi interessava di più erano gli effetti ottici: il
make up secondo me era un ripiego.
Non è detto che il trucco sia la soluzione migliore per un film che richiederebbe
invece effetti speciali: questa è una visione che porto avanti ancora oggi.
Nel tempo però ho fatto di tutto: make up, effetti
ottici e effetti digitali.
Qual è la differenza tra make up ed effetti speciali?
Non c’è una vera differenza, siamo noi che avendo bisogno di definizioni usiamo queste parole. È chiaro che chi ha una formazione da truccatore al massimo ha la speranza di fare qualche effetto con il trucco. Chi invece prende questo mestiere come me, come una passione, si rende conto che un mostro lo si può realizzare in molti modi diversi: con il make up, con l’animatronica, ovvero una sorta di robot, oppure con effetti digitali in 3D. Il
make up è solo uno dei metodi per creare effetti speciali. Oggi il digitale è la soluzione più semplice, però a volte è meglio evitarla per non avere un risultato troppo piatto e perfetto.
Tu hai anche girato dei film: ti senti più regista o più tecnico
degli effetti speciali?
Non lo so, ho la fortuna di avere delle passioni che sono una più interessante dell’altra. La regia e la realizzazione degli effetti speciali sono due di queste e cerco di portarle avanti entrambe. Capisco che purtroppo la vita è una e non è facile approfondire tutte queste cose.
Qual è l’opera più impressionante che hai realizzato, l’effetto speciale più terrorizzante al quale hai dato corpo?
È molto difficile rispondere, mi tornano in mente tanti episodi, anche tante
cose che non mi hanno dato soddisfazione ma che al tempo stesso mi piacevano.
Per citarne una che non dimenticherò mai, direi la trasformazione a vista presente
nel film “Demoni”. In quel momento storico ha rappresentato qualcosa di importante
e sicuramente tutti gli appassionati dell’horror se la ricordano. In poche
parole l’effetto consisteva in una testa i cui denti piano piano diventavano
zanne, dando la sensazione che una persona si trasformasse in qualcosa di terrificante.
Il tutto ripreso in diretta, una trasformazione in tempo reale. Recentemente
nel “Cartaio” ho fatto degli occhi molto realistici in cui il protagonista
infilava delle pinzette. A volte succede che anche con un piccolo budget si
riescano a fare delle magie, però per il nostro lavoro il budget è importantissimo.
Quando si pensa agli effetti speciali e all’artigianato che sta dietro di essi, ci si immagina che l’effettista sia un grande cliente delle macellerie dove ci si può procurare sangue, fegati, cuori...
[Ride] Sì, si usano tante cose facendo questo lavoro. La macelleria non la
frequento dai tempi di “Demoni”(1985), in cui usammo
vere frattaglie per gli effetti speciali. Io tra l’altro sono animalista e
sono stato a lungo vegetariano, anche per questi motivi preferisco non rivolgermi
alle macellerie.
In realtà le budella, il sangue e la carne di solito sono
finti. Piuttosto, vado spesso in merceria, al supermercato e in altri banalissimi
negozi che ci forniscono prodotti con i quali possiamo creare alcuni effetti.
In merceria?
In merceria si trovano splendide stoffe da usare come imbracature, oppure calze da usare come basi per le nostre maschere. I bottoni sono fantastici, con un bottone si può fare una parte di un occhio o la scaglia di qualche strana creatura. In sostanza ho una specie di database nella testa nel quale catalogo i negozi più assurdi per ricordarmi dove posso trovare le cose che mi servono. Può essere che dopo tre anni mi venga in mente un particolare oggetto visto in un determinato negozio, torno nel negozio compro l’oggetto, lo modifico e così possono nascere degli effetti speciali.
Tu fai anche televisione, adesso stai partecipando a “Frankenstein” su Italia 1...
“Frankenstein” è una bella esperienza, come fu anche “Il grande Bluff”. Fare questo tipo di trasmissioni è uno stimolo perché bisogna trasformare delle persone con il make up e fare in modo che chi gli sta davanti non si renda conto che sono truccati. Faccio delle maschere che devono essere come quelle di Diabolik, chi sta davanti alla persona che indossa le maschere non deve accorgersi assolutamente di niente. Questa esperienza mi è servita moltissimo.
Disma Dylan Pestalozza