Come ti sei avvicinata al mondo delle bambole di pezza?
Ho cominciato facendo una bambola per mia figlia, così, per divertimento... io non sapevo nemmeno cucire, ma cominciai ad appassonarmi. Comprai un libretto sulle bambole ad un mercatino e poi ricevetti una macchina da cucire come regalo allegato ad un’enciclopedia appena acquistata.
Come dicevo non sapevo cucire, ma in famiglia ho molte parenti che in questo campo sono ferrate... diciamo che ho sfruttato una “predisposizione familiare” al cucito e mi sono buttata nella fabbricazione delle bambole.
Che tipo di bambole hai cominciato a cucire?
Mi sono appassionata subito alle bambole cosidete “americane”, cioè delle bambole di stoffa fatte con un tessuto morbido, tipo ciniglia, che viene poi “scolpito” con ago e filo: alla fine la bambola sembra fatta di porcellana e non di stoffa! Quando è ultimata ha le dimensioni e le fattezze di un neonato. Mi sono appassionata a questa tecnica e l’ho imparata da sola, facendo e disfacendo, facendo e disfacendo... Alla fine sono diventata un’esperta, ma era evidente che non poteva, all’epoca, diventare un lavoro, perché avrei dovuto produrre bambole come una catena di montaggio vivente, perciò ho indirizzato la mia attività sul versante hobbystico.
All’inizio quante bambole hai fatto?
La mia prima collezione è stata di quaranta pezzi, prodotti in circa sei mesi. Fra queste quaranta bambole ne scelsi sei, per inserirle nel mio programma “doll making”, un corso di insegnamento completo, redatto da me. Si partiva con la bambola più semplice da realizzare, per arrivare fino alla più complessa. Ogni puntata del corso comprendeva una videocassetta con la sottoscritta che spiegava come cucire, i cartamodelli e tutto il materiale necesario alla produzione della bambola.
Tutte queste idee le hai realizzate da autodidatta?
Eh sì, ho fatto tutto “di prepotenza”, come amo dire io! Ho messo in piedi una piccola impresa, mi sono registrata alla SIAE e alla Camera di Commercio di Firenze, sì perché spedivo i kit in tutta italia e importavo il materiale dagli Stati Uniti. In quel periodo, fine anni ’90, sono diventata abbastanza famosa, nel settore, anche perché molte pubblicazioni si sono interessate al mio caso.
Avevo il mio bel daffare! Nel ’98 e ’99 le bambole di pezza erano diventate il mio vero lavoro.
Sei diventata “professoressa” di bambole!
Sì, era quello che avevo desiderato. E ora si realizzava. Partecipavo a moltissime fiere, in giro per l’Italia: la cosa era stancante, perciò decisi di aprire un negozio a Viareggio, per avere anche un laboratorio dove creare le bambole. Sempre nello stesso periodo (siamo nel 2000 ndr), scrissi il libro “Bambole di pezza scolpite a mano”, in cui presentavo una nuova collezione di bambole ispirate ai miei figli. Si tratta di una piccola “saga familiare” in cui i protagonisti partono dall’infanzia e arrivano all’età adulta. E’ stata una bella impresa: anche mia suocera mi ha fatto i complimenti.. eheh!
Com’è proseguita la tua “carriera” nel mondo delle bambole?
Nel 2001 chiusi il negozio e mi cominciai a dedicarmi solo al design: era diventato ingestibile e poi un negozio a Viareggio costa davvero molto! Decisi di aprire un sito internet, ma, come per i miei esordi con il cucito, anche con i computer, partivo senza conoscenze. Perciò mi riarmai della mia “prepotenza” ed imparai l’HTML, confezionai il mio sito, che tuttora funziona bene (www.dalbauledellanonna.com). Diciamo che mi sono “ritirata” sul web, dove vendo i miei cartamodelli online, a chi me li domanda.
Le bambole che hai prodotto le hai sempre e solo vendute o ne hai collezionate e regalate?
Non sono una collezionista, fra le bambole che ho fatto ho tenuto solo quelle protagoniste del mio libro. Quelle non le venderei mai, ci sono molto legata. A dire la verità, adesso di bambole non ne faccio nemmeno più, mi dedico solo ai cartamodelli! Non ne ho mai nemmeno regalate... forse perché mia nonna era lucchese... si dice che siano taccagni... eheheh, ma non metterla questa nell’intervista!
Alessandro Diegoli