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Grand Prix e il Campionissimo
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Rocky Joe
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Slam Dunk
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© degli aventi diritto
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Lo Sport negli anime
I generi nei manga e negli anime
Chi non ricorda come a fine anni Settanta inizio anni Ottanta, erano molti gli anime a sfondo sportivo che affollavano i palinsesti delle nostre televisioni?
Si andava da serie dedicate al calcio come Arrivano i superboys, a quelle incentrate sul tennis (Jenny la tennista), la pallavolo (Mimì e le ragazze della pallavolo, Mila e Shiro), l’automobilismo (Gran Prix e il campionissimo) e molti altri, il più delle volte tratti da famosi manga. Il filone sportivo è infatti da oltre cinquant'anni uno dei più popolari tra quelli affrontati dai manga e dagli anime.
Tra le tante serie visionate, molte erano quelle che mostravano i loro protagonisti tesi con tutto il proprio essere verso il raggiungimento di un obiettivo (vincere un determinato incontro, diventare campioni di una certa disciplina, ecc.), talvolta sottoponendosi a prove di incredibile difficoltà, ad allenamenti durissimi, giungendo addirittura a sfidare la morte pur di non arretrare, pur di vincere un confronto che è essenzialmente con sé stessi prima che con gli avversari. Una competizione e un desiderio di primeggiare che arrivano da molto lontano, da una società, quella nipponica, che dal dopoguerra a oggi ha chiesto alla sua popolazione un'applicazione quasi maniacale al mondo del lavoro, prima per sollevarsi dalle rovine della guerra, poi per primeggiare internazionalmente a livello economico.
A questo va aggiunto un altro stimolo: in una società che tende a omologare, arrivare invece primi, eccellere in qualcosa, è un modo per distinguersi dal gruppo. Ma poiché il meccanismo che porta in alto è perverso – proprio perché richiede l'omologazione – per gli atleti l'unico modo per liberarsene sembra proprio quello di accettarlo inizialmente, per poi vincerlo con la propria abilità e tenacia.
Tali presupposti trovano ovviamente riscontro anche nelle soluzioni grafiche, e gli atleti sfoggiano esagerate espressioni drammatiche di sforzo, gioia o dolore, mentre palline e palloni si muovono con effetti stravaganti, velocissimi, si deformano e cambiano traiettoria in barba alle leggi della fisica. Grande, comunque, è la capacità di disegnatori e animatori nel conferire un'impressione di grande movimento agli oggetti e di estrema drammaticità a ogni azione.
Nel corso del tempo alcune esagerazioni grafiche dei manga e degli anime sportivi si sono un po' smorzate, ma molti stereotipi persistono. Sono gli 'effetti speciali' a cui ricorrono gli abili artisti per conferire velocità, pathos, dramma, agonismo alle proprie opere. Il più comune e certamente conosciuto di tali 'trucchi' è rappresentato dalle linee cinetiche. Si tratta delle linee, in genere fittissime e tra loro parallele, che accompagnano un movimento. Un salto, una corsa, una schiacciata possono essere seguite da decine di linee che ne indicano la direzione e l'intensità. Non è detto che debba trattarsi di linee rette, al contrario l'effetto dato a un pallone da calcio potrebbe essere indicato da linee curve. Anche se meno usato che in passato, l'effetto deformazione continua a essere presente in molte scene. Una palla che si schiaccia diventando ovale indica grande attrito e grande velocità, e più sarà deformata più avremo l'impressione che stia viaggiando veloce. Un altro sistema per sottolineare la velocità è l'uso della prospettiva. Prospettive molto allungate, magari con una palla gigantesca in primo piano e l'uomo che l’ha lanciata molto piccolo sullo sfondo, indicano che il lancio è stato potente e che l'oggetto sta schizzando via come un fulmine. Il ralenty poi è un altro valido aiuto: la lentezza permette di percepire meglio il gesto atletico e di farlo durare maggiormente nel tempo. E via dicendo…
Nella prossima puntata, parleremo in dettaglio dei manga e degli anime (spesso adattamenti dei primi) più famosi di questo filone. Partendo da Igaguri-Kun ('Il giovane Igaguri'), manga del 1954, passando per i vari anime di pallavolo, come Mimì e le ragazze della pallavolo, arriveremo fino alla produzioni moderne con la pallacanestro di Slam Dunk.
Fischio dell'arbitro, tutti negli spogliatoi.
Davide Castellazzi
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