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Grandi Salite in DVD |
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La cartina del Pordoi
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L'altimetria del passo
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Un momento della salita
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Il Pordoi
Nel dvd 6 una delle salite più evocative del ciclismo italiano
In Italia il Pordoi è sicuramente la
salita per antonomasia, da sempre legata alle mitiche imprese di Coppi
e Bartali, che su questa strada volavano, nonostante a quei tempi la
strada non fosse così ampia e asfaltata, ma assai più disagevole. Tra gli anni
Quaranta e gli anni Cinquanta il Pordoi
sale prepotentemente alla ribalta delle cronache ciclistiche diventando una
delle salite più significative nella storia del Giro d’Italia, ed è Fausto
Coppi a onorare più di qualsiasi altro questa montagna, transitando quasi
sempre per primo sulla cima. La prima volta, nel 1940, passarono insieme lui e
Bartali: erano in fuga, Coppi al suo primo Giro, mentre Bartali era il grande
favorito e il suo capitano. Poi sempre Coppi, da solo, nel 1947, 1948, 1949, e
di nuovo nel 1952 e nel 1954. Poche salite come il Pordoi vantano così tante
imprese ciclistiche e mitici passaggi della corsa rosa, fino ai giorni nostri. Nessuno
ha fatto come Coppi. Memorabile tra tutte la cavalcata nel Giro
d’Italia del 1949, quando in fuga solitaria e inseguito da Bartali
scavalcò in ordine i tre colli dolomitici Rolle, Pordoi (in
questa occasione da Canazei) e Gardena, per piombare sul
traguardo di Bolzano accolto dal boato della folla. Decisamente, il Pordoi è
stato la sua montagna. Oggi sul passo un monumento lo ricorda a coloro che non
transitano troppo di fretta, sicuramente ai
ciclisti. Una salita insidiosa Da qualsiasi versante lo si affronti, il Pordoi
trasmette il piacere della salita allo stato puro; le sue
pendenze molto regolari, mediamente impegnative, mai imperiose, talvolta addirittura
dolci, sembrano voler assecondare il ciclista nella ricerca del giusto colpo di
pedale. Tecnicamente il Pordoi si presenta più come una salita da
passisti che non da scalatori puri: è agevolato chi ha potenza e può
permettersi di spingere rapporti più lunghi, mentre rampe da scalatori non ce
ne sono. Eppure il Pordoi non è una salita facile. Apparentemente mite, può
riservare qualche sorpresa e mostrarsi inaspettatamente duro per chi commetta
l’errore di affrontarlo con leggerezza: il passo si trova ben oltre i duemila metri
(2239), ed è particolarmente esposto, in virtù della
posizione, ai venti gelidi che perfino in estate a volte lo sferzano. I due
versanti sono uno più spettacolare dell’altro, ma completamente diversi dal
punto di vista del paesaggio e della strada. L’ascesa dalla parte di
Canazei è più lunga e più dolce di quella da
Arabba e con pendenze di una regolarità impressionante: la
strada sale sempre con andamento sinuoso attraverso il bosco, cosa che non
impedisce di godere di scorci dolomitici davvero im-ponenti. Soltanto negli
ultimi chilometri il bosco si dirada e appare la sequenza dei tornanti che
portano al passo.
Il versante di Arabba
Completamente scoperto fin dall’inizio invece il
versante di Arabba, con i suoi 9,5 chilometri al 6,8% di
pendenza media e il tracciato della strada interamente visibile in
tutta la sua lunghezza man mano che si affrontano, uno dopo l’altro, i 33
tornanti che portano alla cima. Attorno, solo vasti prati contornati da macchie
di cespugli. Protagonista assoluta di questo versante è la strada, che dal
punto di vista ciclistico può risultare più impegnativa a causa di alcuni
tratti piuttosto irregolari e discontinui. L’ascesa da Arabba inizia proprio
all’altezza della minuscola chiesetta, che una volta era ai margini del paese,
mentre ora i primi tornanti, da Arabba a Palua, poco sopra, sono circondati da
una miriade di case e alberghi. E proprio in corrispondenza delle
nuove costruzioni di Palua, dopo neanche un chilometro e
mezzo, un’impennata della strada al 10% mette subito in
guardia da un’eccessiva sicurezza; questi primi quattro chilometri infatti sono
proprio quelli più irregolari e alternano lunghi tratti di rettilineo a brevi
serpentine di due tre tornanti stretti e ravvicinati, che dal lato interno
costringono a pendenze inaspettatamente impegnative e spezzano di continuo l’andatura.
Anche i tratti in rettilineo possono creare qualche difficoltà: la strada qui
sale senza darne l’apparenza, quindi potrebbe dare l’impressione di essere
inspiegabilmente incollati all’asfalto – impressione che si rafforza
ulteriormente in caso di vento contrario o di caldo feroce. La salita infatti è
sempre completamente esposta al sole e senza un filo d’ombra e la valle,
inoltre, è completamente aperta ai venti, quindi alcuni tratti del percorso
potrebbero rivelarsi più duri di quanto lasci intendere la sola altimetria. Subito
prima del tornante numero 15 la strada spiana in corrispondenza
dell’attraversamento del torrente Cordevole, e qui ha inizio
la seconda parte dell’ascesa, molto più regolare della precedente: i tornanti
numerati si susseguono uno dietro l’altro a breve distanza, ben disegnati,
larghi e privi di asprezza. Quelli esterni in particolare consentono un bel
recupero (o anche un incremento sostanzioso dell’andatura, a seconda dei casi).
Salendo, la strada si allunga decisamente verso la sommità del passo, spezzando
la continuità dei tornanti con tre rettilinei (il più lungo, tra i tornanti 23
e 24) che tagliano il dorso della montagna, sui quali il vento può farsi
sentire senza troppo riguardo. Questa parte della salita è assolutamente unica
dal punto di vista paesaggistico e regala grandi emozioni: man mano che si
procede si delineano sempre più chiare in lontananza le cime dolomitiche che
fanno da corona alla valle di Livinallongo, di aspetto mutevole e diverso a
seconda della luce e del tempo, ma comunque di grande bellezza e suggestione. Ci
si sente quasi al livello delle
nuvole. Oltre i 2000 metri verso il
passo Arrivati al tornante numero 33, abbondantemente superati
i 2000 metri di quota, la strada abbandona l’andamento a serpentina e punta
verso il passo senza ulteriori esitazioni. Ormai manca pochissimo allo
scollinamento; le pendenze s’induriscono leggermente in
corrispondenza di due brevi sottopassaggi (gelidi, se il tempo è brutto e tira
vento) poi si affrontano un paio di semicurve, in cui la strada spiana ed è
possibile allungare. Giunti finalmente al passo, può capitare di trovarvi un
discreto affollamento, con comitive di turisti dirette al Sass Pordoi. In certi
periodi dell’anno, soprattutto in piena estate, l’ascesa stessa può risentirne,
perché sui due versanti transita una grande quantità di macchine e moto. La
raccomandazione è di affrontare la salita nelle prime ore della mattinata o nel
tardo pomeriggio, quando la montagna rimanda quel silenzio particolare, capace
di trasformare la solitudine della salita in un’esperienza
interiore.
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