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Grandi Salite in DVD

 

Davide Cassani in tenuta sportiva. Grande scalatore del passato, presta oggi volto, voce ed esperienza al ciclismo in Rai

Davide Cassani in allenamento con gli allievi della sua scuola di ciclismo

Tornanti e salite per raggiungere le Tre cime di Lavaredo, classica delle Dolomiti mitica e faticosissima

Le Tre cime di Lavaredo

 

Scalatori si diventa


Davide Cassani ci racconta il suo contributo all’opera “Le grandi salite del ciclismo”

Di grandi salite Davide Cassani ne ha affrontate tante. A cominciare dai pendii emiliano romagnoli che hanno fatto da palestra “naturale” al suo talento giovanile, fino ad accumulare sulle gambe, e nel cuore, 27 vittorie, 1.500 corse tra Giri d’Italia, Tour de France, Mondiali di ciclismo e quant’altro, per un totale “ufficiale” di 500 mila chilometri.

Lasciato l’agonismo nel 1996, Cassani dà oggi volto e voce al ciclismo in Rai, ed è il testimonial d’eccezione di Le grandi salite del ciclismo, l’opera DeAgostini dedicata allo sport su due ruote per eccellenza: dalla teoria alla storia, dai suggerimenti tecnici e medico sportivi a un puntuale accompagnamento passo passo per conquistare in bicicletta le vette più impegnative di Alpi, Appennini e Pirenei.

Sapresti sintetizzare la natura del tuo apporto all’opera Le grandi salite del ciclismo”?
Il mio apporto è stato quello di essere me stesso: pedalando, ho descritto e raccontato cosa succede a un amante di questo sport e cosa si prova ad affrontarne la parte più bella e difficile: la salita, che è l'essenza del ciclismo. Ho pedalato su montagne mitiche e su salite inedite, riportando storie passate, aneddoti curiosi e consigli utili per arrivare in cima.

Su che tipo di supporto, sul piano tecnico, possono contare gli “aspiranti” scalatori che si affidano a Le grandi salite del ciclismo”?
È un’opera completa che non tralascia nulla: ogni salita diventa una vera e propria lezione dove io e Massimo Boglia affrontiamo tutte le tematiche riguardanti il ciclismo e spieghiamo, forti delle nostre esperienze, come si fa a diventare buoni scalatori. Non è, beninteso, un’opera che serve a diventare dei campioni, ma vuole essere uno strumento utile e molto piacevole.

Altre star del ciclismo hanno percorso con te le vette su cui si concentra l’opera. Trovi che entrare in “competizione virtuale” con Cipollini o Savoldelli, Ballerini e Ivan Basso, Moser o Gimondi, possa costituire uno stimolo ulteriore?
Pedalare con campioni di ieri e di oggi è straordinario. Pedalare assieme a loro e ascoltare le loro storie mentre pedalano è singolare. I calciofili non possono giocare a San Siro, noi ciclisti invece possiamo scalare il Mortirolo; ma anche, attraverso quest’opera, ascoltare chi l’ha scalato da professionista… e dunque, in modo virtuale, metterci a ruota e sognare.

Qual è il premio della montagna che ricordi con più gioia e quale il collega che più ammiri per le sue qualità di scalatore?
La salita che ricordo con gioia? Tutte e nessuna. Ogni salita è fatica, emozione, soddisfazione. Ogni traguardo raggiunto con sudore trasmette qualcosa di speciale. Ancora oggi, quando termino una salita, mi ritrovo con qualcosa in più dentro di me. In cima allo Zoncolan ero stremato ma orgoglioso. Mi sono detto: “bravo, ce l'hai fatta!”. Chi ammiro di più? Fred Mengoni, un italo-americano, che nonostante i suoi 84 anni ha scalato con me la salita della Raticosa, sopra Bologna.

E sul piano emotivo cosa sapresti suggerire? Quando strada facendo si arriva al punto di crisi, quando mancano le energie, la vista si annebbia e le gambe non girano, cosa spinge a tenere duro fino alla vetta?
Io quando ero in difficoltà immaginavo la vetta, sognavo la discesa, invidiavo chi andava più forte di me. Cercavo di isolarmi togliendo dalla mente ogni pensiero e puntando lo sguardo 10 metri avanti a me. Oggi invece quando arrivo a quel punto... rallento: oggi vado in bici perché mi piace e nessuno mi corre dietro. Nonostante questo, la sensazione di gratificazione è la stessa. Oggi come vent’anni fa, quando arrivo in cima mi sento forte e questa sensazione mi rimane addosso anche dopo aver fatto la doccia, anche quando ritorno alla vita di tutti i giorni.

Mentre si pedala da campione, in gara, prevale lo slancio agonistico; l’amatore invece può concedere attenzione al paesaggio e la natura. O forse mi sbaglio, e questi due elementi sono tutt’uno anche con una corsa all’ultimo respiro?
Quando corri un Giro d'Italia e affronti una salita non vedi niente, non senti niente, non ascolti nient’altro che il tuo cuore, il tuo respiro. Quando lo scorso anno sono tornato sulle Tre cime di Lavaredo sono rimasto a bocca aperta per lo spettacolo che si è aperto davanti a me: da corridore ricordavo una strada, da amatore quella strada è diventata uno strumento per rendermi conto di quanto bello sia andare in bicicletta, e conquistare una montagna.

Daniela Ruggiu


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