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Adolf Hohenstein: un pioniere del manifesto
In mostra a Palazzo Giacomelli di Treviso, un'antologia
di 30 manifesti della collezione Salce firmati da uno dei
maestri della grafica pubblicitaria.
Nato
a San Pietroburgo nel 1854, da genitori tedeschi, Adolf
Hohenstein si forma artisticamente a Vienna, dove la famiglia
si trasferisce nello stesso anno della sua nascita. E' qui
che compie i suoi studi di pittura presso l'accademia. Questa
passione per i pennelli occuperà da subito un posto
di primo piano nella sua vita quando, trasferitosi con la
famiglia a Milano nel 1879, comincerà a lavorare
come scenografo e costumista per la Scala.
L'esperienza teatrale gli permette di venire in contatto
con i più insigni musicisti dell'epoca, tra i quali
spicca il nome di Giacomo Puccini. Ma è il sodalizio
con Giulio Ricordi a fargli conseguire un ruolo di primo
piano tra i pionieri del manifesto pubblicitario. Nell'atelier
delle Officine grafiche Ricordi, dove svolge l'attività
di un vero e proprio moderno "art director", coordinando
la promozione editoriale delle produzioni musicali, il talento
di Hohenstein investe di sé le copertine dei libretti
e degli spartiti, locandine, cartoline sino ai famosi manifesti
esposti alla mostra. Nascono, infatti, in questo contesto
quelli più celebri realizzati per le opere di Puccini,
come la Bohème, la Tosca, Madama Butterfly e quelli
per il Falstaff di Verdi e l'Iris di Mascagni.
In
particolare, il manifesto della Bohème è il
primo esempio in Italia di cartellone operistico. La ricchezza
armonica dei colori, l'utilizzo della disposizione prospettica
e il dinamismo dei personaggi acuiscono l'impatto visivo con
l'immagine rappresentata.
Il
risalto del momento drammatico si fa ancora più accentuato
nella teatralità di luci e ombre, che caratterizza
il manifesto della Tosca, colta nella scena della morte
di Scarpia e nella esplosiva gestualità del manifesto
per Madama Butterfly, che protende il braccio verso il
bimbo bendato.
Inoltre, la sua adesione allo stile liberty, periferica
nell'insieme e comunque più legata al taglio del riquadro
e alla scelta del lettering, traspare tuttavia inequivocabilmente
in manifesti come quello dell'Iris, in cui spiccano la sinuosa
leggiadria della figura femminile e la squisita eleganza delle
forme floreali.
Svincolata
dall'imperativo scenico, la creatività di Hohenstein
si esprime più liberamente nella produzione cartellonistica
a natura commerciale, come il manifesto per il vermouth
"Rittatore", dalla sintesi grafica e pittorica ineccepibili,
o quello dei gioielli "Calderoni", con la trovata
geniale della donna in vetrina.
La
rassegna di Treviso sceglie di scandire il percorso espositivo
per atmosfere. Si trovano così, dopo la sezione
introduttiva ospitante un "incunabolo" del 1881,
quella dei manifesti "fuori formato"; i cartelloni
per "opera lirica"; poi ancora le sezioni "luci
fuori scena", dedicata a manifesti dalla peculiare tecnica
luministica, e "alta società", che propone
affreschi di vita aristocratica dell'epoca, tra i quali emerge
il manifesto del "Bitter Campari".
Lo stile colto, raffinato, accurato nella grafica di figure
umane e di oggetti, la sapiente abilità comunicativa
fanno di Hohenstein un nome imprescindibile nel genere artistico
della cartellonistica pubblicitaria, e la mostra di Treviso
rappresenta un'occasione imperdibile per conoscere l'opera
di questo "pioniere del manifesto".
Ilenia Mantovani
Un pioniere del manifesto. Adolfo Hohenstein (1854-1928),
Treviso, Palazzo Giacomelli, dal 25 gennaio al 30 marzo 2003.
Orario: lunedì - sabato: 10 - 12,30/14,30 - 19. Domenica
: 15 - 19.
Ingresso libero.
Per informazioni: P.zzo Giacomelli: 0422 294449

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