Queste fotografie, protette da copyright, sono ad uso esclusivo della stampa e possono essere riprodotte soltanto per illustrare articoli relativi alla mostra
Adolf Hohenstein: un pioniere del manifesto (1854 - 1928).



Adolf Hohenstein: un pioniere del manifesto

In mostra a Palazzo Giacomelli di Treviso, un'antologia di 30 manifesti della collezione Salce firmati da uno dei maestri della grafica pubblicitaria.

Nato a San Pietroburgo nel 1854, da genitori tedeschi, Adolf Hohenstein si forma artisticamente a Vienna, dove la famiglia si trasferisce nello stesso anno della sua nascita. E' qui che compie i suoi studi di pittura presso l'accademia. Questa passione per i pennelli occuperà da subito un posto di primo piano nella sua vita quando, trasferitosi con la famiglia a Milano nel 1879, comincerà a lavorare come scenografo e costumista per la Scala.

L'esperienza teatrale gli permette di venire in contatto con i più insigni musicisti dell'epoca, tra i quali spicca il nome di Giacomo Puccini. Ma è il sodalizio con Giulio Ricordi a fargli conseguire un ruolo di primo piano tra i pionieri del manifesto pubblicitario. Nell'atelier delle Officine grafiche Ricordi, dove svolge l'attività di un vero e proprio moderno "art director", coordinando la promozione editoriale delle produzioni musicali, il talento di Hohenstein investe di sé le copertine dei libretti e degli spartiti, locandine, cartoline sino ai famosi manifesti esposti alla mostra. Nascono, infatti, in questo contesto quelli più celebri realizzati per le opere di Puccini, come la Bohème, la Tosca, Madama Butterfly e quelli per il Falstaff di Verdi e l'Iris di Mascagni.

In particolare, il manifesto della Bohème è il primo esempio in Italia di cartellone operistico. La ricchezza armonica dei colori, l'utilizzo della disposizione prospettica e il dinamismo dei personaggi acuiscono l'impatto visivo con l'immagine rappresentata.





Il risalto del momento drammatico si fa ancora più accentuato nella teatralità di luci e ombre, che caratterizza il manifesto della Tosca, colta nella scena della morte di Scarpia e nella esplosiva gestualità del manifesto per Madama Butterfly, che protende il braccio verso il bimbo bendato.





Inoltre, la sua adesione allo stile liberty, periferica nell'insieme e comunque più legata al taglio del riquadro e alla scelta del lettering, traspare tuttavia inequivocabilmente in manifesti come quello dell'Iris, in cui spiccano la sinuosa leggiadria della figura femminile e la squisita eleganza delle forme floreali.





Svincolata dall'imperativo scenico, la creatività di Hohenstein si esprime più liberamente nella produzione cartellonistica a natura commerciale, come il manifesto per il vermouth "Rittatore", dalla sintesi grafica e pittorica ineccepibili, o quello dei gioielli "Calderoni", con la trovata geniale della donna in vetrina.


La rassegna di Treviso sceglie di scandire il percorso espositivo per atmosfere. Si trovano così, dopo la sezione introduttiva ospitante un "incunabolo" del 1881, quella dei manifesti "fuori formato"; i cartelloni per "opera lirica"; poi ancora le sezioni "luci fuori scena", dedicata a manifesti dalla peculiare tecnica luministica, e "alta società", che propone affreschi di vita aristocratica dell'epoca, tra i quali emerge il manifesto del "Bitter Campari".

Lo stile colto, raffinato, accurato nella grafica di figure umane e di oggetti, la sapiente abilità comunicativa fanno di Hohenstein un nome imprescindibile nel genere artistico della cartellonistica pubblicitaria, e la mostra di Treviso rappresenta un'occasione imperdibile per conoscere l'opera di questo "pioniere del manifesto".

Ilenia Mantovani


Un pioniere del manifesto. Adolfo Hohenstein (1854-1928), Treviso, Palazzo Giacomelli, dal 25 gennaio al 30 marzo 2003.

Orario: lunedì - sabato: 10 - 12,30/14,30 - 19. Domenica : 15 - 19.
Ingresso libero.


Per informazioni: P.zzo Giacomelli: 0422 294449


Torna all'inizio dell'articolo